Viaggi immaginari verso altri mondi

Paolo Ferrazzini, Sergej Roic’, Claudio Visentin e Stefano Vassere

Da Asimov a Maistre, a Jules Verne ed Emilio Salgari, senza dimenticare la cinematografia, tra i citati durante il secondo incontro del ciclo dedicato alla «Letteratura in movimento», che ha avuto per ospiti Paolo Ferrazzini e Sergej Roic’ alla biblioteca di Lugano, lunedì 8 agosto.

«Non vado matto per i viaggi immaginari», così ha esordito il professore storico e giornalista Claudio Visentin, che ha introdotto il tema del secondo incontro dedicato al ciclo Letteratura in movimento, sul tema del viaggio fantastico: «o meglio c’è un genere di viaggi immaginari che proprio non mi piace, che sono i viaggi all’interno delle stanza, della mente, figli del Viaggio intorno alla mia camera di Xavier de Maistre, che è un po’ il principe di tutti i viaggi immaginari. Non vado matto per questo tipo di viaggio immaginario perché diventa un gioco intellettuale, o forse perché dopo il Covid, 420 giorni dentro una stanza, anche basta. Diverso invece è l’idea del viaggio immaginario vero e proprio, cioè il viaggio che allarga gli orizzonti con la fantasia, e conserva dunque questa apertura d’orizzonte che è propria dei viaggi, i quali sono un uscire, un’apertura verso il mondo».

Ed è proprio questa apertura verso altri mondi a caratterizzare le opere dei due romanzieri della Svizzera italiana ospiti dell’incontro moderato da Stefano Vassere, direttore delle Biblioteche cantonali che ha apprezzato «la mescolanza della prospettiva fantastica con quella storica» trovata nei libri di Paolo Ferrazzini, e la «complessità» in quelli di Sergej Roic’.

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Doppio incontro sul Terrazzo di Sala Tami a Lugano

Domani, lunedì 8 agosto 2022

Viaggio a Lugano
Colazione offerta (caffè e cornetto)
dalle 9:00
con 5 invitati speciali, personalità luganesi


Un fantastico viaggio
dalle 18:00
con 2 romanzieri della Svizzera italiana

A questo indirizzo si trova il programma intero

Grazie all’accoglienza della Biblioteca cantonale di Locarno, e in particolare a Stefano Vassere, direttore delle Biblioteche cantonali e del Sistema bibliotecario ticinese che ha consentito la messa in opera del programma, ho preso parte all’ideazione di un ciclo di conferenze sul viaggio e la letteratura. Dei quattro incontri previsti, più un extra, i due che si terranno nella sede di Lugano, e più precisamente sul Terrazzo di Sala Tami, sono dedicati: il 1. Al Viaggio a Lugano, e il 2. A un fantastico viaggio.

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Il diritto alla restanza

Si è tenuto alla Filanda di Mendrisio il primo incontro del ciclo dedicato alla «Letteratura in movimento» per l’iniziativa Chilometro zero delle Biblioteche cantonali; i prossimi appuntamenti sono per lunedì 8 agosto.

«Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese». Così recita la Dichiarazione Universale dei diritti umani, ma come ha ben sottolineato Claudio Visentin, professore di Storia del turismo all’Usi, fondatore della Scuola del viaggio di Milano, e a sua volta autore di libri di viaggio, non basta avere un diritto universale se poi non possiamo esercitarlo, come a dire che il diritto alla salute in un luogo senza ospedali, resterà un diritto teorico impraticabile.

Sul viaggio di necessità si è discusso mercoledì scorso, durante il primo incontro del ciclo dedicato alla «Letteratura in movimento».

Stefano Vassere, Claudio Visentin, Vincenzo Todisco e Gerry Mottis

Organizzato nell’ambito dell’iniziativa letteraria «Chilometro zero» dalle Biblioteche cantonali (grazie all’ideazione di Manuela Mazzi e Sabrina Caregnato), l’evento a tema si è tenuto presso LaFilanda di Mendrisio dove un vivace pubblico (che con coraggio ha affrontato caldo e traffico agostani) ha arricchito di spunti il dialogare degli autori presenti: Vincenzo Todisco (con i suoi Rocco e Marittimo e Il bambino lucertola) e Gerry Mottis (con il suo Fratelli neri), entrambi grigionesi anche se con storie famigliari ben diverse, come ha fatto notare in apertura il direttore delle Biblioteche cantonali, Stefano Vassere, moderatore della serata.

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In viaggio per necessità

Migrare per sopravvivere è ormai la realtà che concerne milioni di esseri viventi.

Il viaggio come sinonimo di speranza ma anche di pericolo e di morte. Qual è il destino di questi viaggiatori forzati del mondo contemporaneo?

Parte mercoledì 3 agosto il ciclo dedicato alla letteratura in movimento. Appuntamento alla Filanda con Vincenzo Todisco e Gerry Mottis; introduce Claudio Visentin e modera Stefano Vassere.

In questa pagina si trova l’intero programma.

Letteratura in movimento

Miniciclo di conferenze tenute da romanzieri
della Svizzera di lingua italiana sul tema del viaggiare

8 autori, 4 incontri, 4 biblioteche

Mercoledì, 3 agosto 2022, a Mendrisio
Lunedì, 8 agosto 2022, a Lugano
Mercoledì, 17 agosto 2022, a Locarno
Martedì, 30 agosto 2022, a Bellinzona

Grazie all’accoglienza delle Biblioteche cantonali ticinesi (con tutte e quattro le rispettive sedi), e alla conseguente messa in opera del programma, sono contenta di aver potuto prendere parte all’ideazione di questo mini-ciclo di conferenze sul viaggio e la letteratura.

Otto in totale gli autori della Svizzera di lingua italiana invitati a confrontarsi sull’argomento prendendo spunto dalle loro opere per poi allargare il discorso; in ordine alfabetico interverranno: Andrea Bertagni, Sabrina Caregnato, Paolo Ferrazzini, Dario Galimberti, Gerry Mottis, Sergio Roic, Flavio Stroppini, Vincenzo Todisco.

Tre dei quattro incontri saranno introdotti dal giornalista e docente universitario Claudio Visentin, mentre l’ultimo sarà introdotto da Sabrina Caregnato. Modererà gli incontri il padrone di casa, Stefano Vassere, direttore delle Biblioteche cantonali e del Sistema bibliotecario ticinese.

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È mattina, sera o sono le due del pomeriggio?

«Un visibile narrare» – 02

Basti sapere che la scelta delle parole – ma anche delle espressioni, e nondimeno pure la scelta delle immagini che proponiamo – stabilisce lo stile delle nostre opere, e dunque anche la loro fruibilità e il loro posizionamento.

Dedicare attenzione ai registri linguistici, una parte fondamentale della forma, ci aiuta a dare forza al contenuto, senza costringerlo in un contenitore che non gli si addice.

È uscito oggi su Azione il secondo articolo che ho scritto sul tema Un visibile narrare. La versione integrale del testo – per chi desidera leggerlo ma non ha accesso al cartaceo – si trova online (non richiede iscrizioni perché è un settimanale d’approfondimento gratuito) a questo indirizzo!

Il primo articolo della serie si trova QUI!

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Didascalie o dialoghi

(pixabay.com)

Un visibile narrare…

Ci sono le immagini, e poi ci sono le didascalie. Una volta ho scritto una sceneggiatura, per un film. Fondamentale era aver presente che il linguaggio del cinema è anzitutto fotografico, parlano le immagini. Se c’è qualcosa di profondamente inutile è una didascalia che descriva il contenuto dell’immagine.

«Bambina che corre in un campo», di fianco alla foto della bimba che corre, è spazio sprecato, tempo perso. Così, traducendo da forma a forma, ho dato per scontato che i dialoghi, in un film, sono le didascalie di una serie di immagini, comprendendo che tutto devono fare, tranne che descrivere ciò che lo spettatore già vede o intuisce da sé.

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Se le narrazioni fossero edifici, le scene ne sarebbero i mattoni

Dal 9 aprile 2022. Se le narrazioni fossero edifici, le scene ne sarebbero i mattoni.

«Una qualsiasi narrazione (che sia un romanzo o un racconto) è costituita da una sequenza di scene connesse tra loro da legami di causa e di effetto. Le scene, insomma, sono i mattoni di quell’edificio che è la narrazione. Imparare a costruire bene una scena, e in particolare a costruire bene il dialogo – che è la più importante forma di interazione tra i personaggi – è quindi importante per costruire bene, alla fine, tutta la narrazione». (Giulio Mozzi)

Il corso «Scena / Dialogo / Personaggio», condotto da Giulio Mozzi con l’assistenza di Manuela Mazzi, consiste di cinque fine di settimana di lavoro (su piattaforma Zoom), per un totale di sessanta ore. Si ragionerà sull’identificazione degli scopi di una scena, sulla dinamica dei dialoghi, sul movimento dei personaggi, sull’importanza degli spazi e degli oggetti in scena, sui tempi e i ritmi dell’azione – e anche, conseguentemente, sul modo e la maniera di presentare, al loro apparire in scena, i personaggi.

Le iscrizioni sono aperte e ci sono ancora alcuni posti liberi.

Per maggior informazioni: La cura di una scena.

Terra e verità

«Un visibile narrare» – A

Un buon racconto è letterale come è letterale il disegno di un bambino


È uscito oggi su “Azione” un articoletto che ho scritto prendendo spunto dal libro Nel territorio del diavolo – Sul mistero di scrivere di Flannery O’Connor.
La versione integrale del testo – per chi desidera leggerlo ma non ha accesso al cartaceo – si trova online (non richiede iscrizioni perché è un settimanale d’approfondimento gratuito) a questo indirizzo.

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L’alba è «di tutti»

«Un visibile narrare» – 01

«…la fotografia reinventa la realtà
attraverso punti di vista, digressioni,
sfumature, metafore, come fa la scrittura,
non solo e non necessariamente romanzesca.»

È uscito oggi su Azione il primo articolo che ho scritto sul tema Un visibile narrare. La versione integrale del testo – per chi desidera leggerlo ma non ha accesso al cartaceo – si trova online (non richiede iscrizioni perché è un settimanale d’approfondimento gratuito) a questo indirizzo!


Nel frattempo sono state aperte le iscrizioni per il corso di scrittura primaverile che sarà condotto da Giulio Mozzi e si concentrerà sulla scena e in particolare sul dialogo.

«Un prodotto del mio agire»

«Lo stile non precede la scrittura, ma si forma in essa»

Articolo di Giulio Mozzi

Lo stile non viene prima della scrittura, ma dentro la scrittura

Quando scrissi il mio primo racconto, il 16 e 17 febbraio del 1991 — è passato un bel po’ di tempo —, non avevo nessuna idea di stile. Sapevo scrivere, sì, e sapevo anche in una certa misura controllare la mia scrittura: sette anni passati a lavorare in un ufficio stampa, di cui quasi quattro sotto la direzione di Guido Lorenzon — che stimavo, e tutt’ora stimo, moltissimo — non erano passati invano. Ma scrivere in un ufficio stampa, rispetto allo scrivere narrativa, è una cosa diversa; non aliena, ma diversa. Ero in un periodo in cui scrivevo molto: soprattutto mi scambiavo lettere con Laura Pugno, che avevo conosciuta il 30 aprile del 1988: era di dieci anni più giovane di me, ma aveva una consapevolezza di ciò che voleva alla quale io non sono mai arrivato, e una relazione col linguaggio già intensissima e per me, ora come allora, misteriosa. Avevo, negli anni, scritto molto: negli anni della scuola superiore riempivo quaderni e quaderni — non ricordo cosa scrivessi: sicuramente non storie, a quel che ricordo (perché sì, io sono quello che distrugge il proprio passato: quei quaderni non li ho più da molti anni) cercavo di imitare i libri che leggevo. La mia memoria è tutta un buco, e l’unica immagine che ho è questa: io che scrivo, con la mia grafia allora minutissima, su un’agenda telefonica dalla copertina gommata azzurra, cercando di riprodurre Proust. Avevo letto Du côté de chez Swann, in francese, restandone affascinato e non capendone in sostanza niente; ma cercavo di riprodurre quell’andatura delle frasi, quella scrittura eternamente sospesa, quell’andar dietro a sensazioni e particolari instancabilmente. Se mi fosse stato domandato perché facevo quel che facevo, non avrei saputo cosa rispondere.

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