Il diritto alla restanza

Si è tenuto alla Filanda di Mendrisio il primo incontro del ciclo dedicato alla «Letteratura in movimento» per l’iniziativa Chilometro zero delle Biblioteche cantonali; i prossimi appuntamenti sono per lunedì 8 agosto.

«Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese». Così recita la Dichiarazione Universale dei diritti umani, ma come ha ben sottolineato Claudio Visentin, professore di Storia del turismo all’Usi, fondatore della Scuola del viaggio di Milano, e a sua volta autore di libri di viaggio, non basta avere un diritto universale se poi non possiamo esercitarlo, come a dire che il diritto alla salute in un luogo senza ospedali, resterà un diritto teorico impraticabile.

Sul viaggio di necessità si è discusso mercoledì scorso, durante il primo incontro del ciclo dedicato alla «Letteratura in movimento».

Stefano Vassere, Claudio Visentin, Vincenzo Todisco e Gerry Mottis

Organizzato nell’ambito dell’iniziativa letteraria «Chilometro zero» dalle Biblioteche cantonali (grazie all’ideazione di Manuela Mazzi e Sabrina Caregnato), l’evento a tema si è tenuto presso LaFilanda di Mendrisio dove un vivace pubblico (che con coraggio ha affrontato caldo e traffico agostani) ha arricchito di spunti il dialogare degli autori presenti: Vincenzo Todisco (con i suoi Rocco e Marittimo e Il bambino lucertola) e Gerry Mottis (con il suo Fratelli neri), entrambi grigionesi anche se con storie famigliari ben diverse, come ha fatto notare in apertura il direttore delle Biblioteche cantonali, Stefano Vassere, moderatore della serata.

Dopo l’equilibrata introduzione che ha messo in risalto l’estremizzazione delle posizioni adottate spesso nell’affrontare questo tema delicato, per l’appunto il viaggio di necessità, Claudio Visentin ha parlato anche del diritto della restanza, per ricordare che ha lo stesso valore e forse anzi che è ancor più importante rispetto al diritto di lasciare un luogo. A conferma di ciò basti il desiderio di tornare al proprio paese che normalmente, o comunque spesso, gli emigranti esprimono come sogno ultimo. Di fatto, ha ben evidenziato Visentin, se si ha urgenza di partire (per necessità) è perché non è possibile esercitate quest’altro diritto che dovrebbe poter essere garantito, ovvero il diritto di restare nel proprio paese dove vivere con dignità. Paese che, come si diceva, genera nostalgia in chi parte senza sapere quando potrà tornare. Una nostalgia di cui ha molto parlato Vincenzo Todisco; una nostalgia che in lui fa rima con radici: quelle stesse che le seconde generazioni sentono sfilacciarsi nelle narrazioni troppo impalpabili per generare ricordi. Del viaggio di necessità, in fondo, ha ammesso l’autore grigionese di origine in parte pugliese e in parte romagnola, ha scritto finora e sempre nei suoi libri e probabilmente continuerà a farlo, perché pur non avendolo vissuto gli resta dentro come una ferita di famiglia; per quanto riconosca alla Svizzera i meriti dell’accoglienza, infatti, questi non possono compensare tuttavia quella nostalgia di cui si parlava poche righe sopra.

Vincenzo Todisco e Gerry Mottis

Di natura più curiosa e meno intima è invece la relazione con il viaggio di necessità vissuta da Gerry Mottis, che si è trovato a fare i conti con la memoria storica di sette anziani di Roveredo e San Vittore (Val Mesolcina), ormai deceduti, i quali all’epoca ancora ricordavano quei fucilieri, i cosiddetti tirailleurs sénégalais, i primi internati africani nella Svizzera italiana, come recita il sottotitolo, che nel 1943 si ritrovarono dopo un peregrinaggio articolato, in questa nostra valle elvetica, un filo spaesati ma pure rassicuranti: anche loro volevano tornare a casa…

E in fondo – può sorgere come riflessione spontanea – quel diritto alla restanza pure noialtri potremmo esercitarlo trattenendoci almeno un po’ dall’andare in giro a inquinare altre terre, con il nostro spocchioso potere d’acquisto, e quella innata presunzione occidentale.

Stefano Vassere e Claudio Visentin

«Per alcuni gli emigrati sono sempre troppi, anche uno solo sono già troppi. Per altri tutti gli emigrati sono rifugiati di guerra…» (Claudio Visentin)

C’è ancora molto da riflettere, ma nel frattempo il ciclo continua spostandosi nel cortile adiacente alla biblioteca cantonale di Lugano, raddoppiando in via eccezionale l’appuntamento:

LUNEDÌ 8 agosto 2022 (cioè fra tre giorni) avrà luogo sul terrazzo di Sala Tami (Biblioteca cantonale della Città sul Ceresio):

Colazione a chilometro zero, alle 09:00 con il «Viaggio a Lugano» – che comprende cornetti e caffè in compagnia di molti invitati!

– «Un fantastico viaggio», alle 18:00, con gli scrittori Sergio Roic e Paolo Ferrazzini.

Qui il programma completo:

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