Ispirazione, ambizione o formazione?

«Tutti scrittori! Come difendersi dai corsi di scrittura creativa»
da oggi in libreria

80 esperienze sfacciatamente schiette
per risolvere una volta per tutte
l’annoso caso della plausibilità
di insegnare la scrittura creativa

Il primo a parlarne è stato Giulio Mozzi, che tanto ringrazio e al quale lascio la parola.
(lo screenshot è preso dal suo profilo facebook)

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-9 giorni, ma già in preordinazione

Ci ho investito una gran dose di spietata sfacciataggine. Non è una sviolinata dei corsi che ho frequentato, anzi, mi auguro di essere riuscita a inserire anche critiche costruttive. (Ma.Ma.)

Il 22 settembre 2022 esce il pamphlet Tutti Autori! Come difendersi dai corsi di scrittura creativa, per la collana ‘Scripta’ di Prospero editore, Milano: 80 esperienze schiette per risolvere una volta per tutte l’annoso caso della plausibilità di insegnare la scrittura creativa.

Non è difficile comprendere la ragione per cui ne parlo anche sul sito riservato all’attività della Photo Ma.Ma. Edition, dato che attraverso questo “marchio” ho avuto modo di organizzare una decina di corsi di scrittura cosiddetta creativa. È infatti da queste esperienze, ma non solo (ho frequentato anche altri corsi di lunga, media e breve durata organizzati da altri) che nasce il libretto in via di pubblicazione.

Esperienze riportate – talvolta con un po’ di ironia – in altrettante schede brevi, di al massimo due paginette; circostanze, eventi, apprendimenti che mi sono formata, sì, in questi ultimi sette anni di corsi e laboratori, ma che attingono anche ad altre pratiche formative del mio primo passato.

Inevitabilmente quanto ho cercato di sintetizzare in queste pagine è filtrato dal mio sentire, e dunque più che suscettibile di vizi di forma e di percezione. Sarò più che felice di raccogliere eventuali feedback di vostre letture, qualora vi interessasse leggerlo; sia mai che si possa un giorno ampliarlo o «aggiustarlo»…

A tal proposito, il libretto è pure già in preordinazione:
https://www.prosperoeditore.com/libri/tutti-scrittori_manuela_mazzi

Tornerò a parlarne fra dieci giorni.

È mattina, sera o sono le due del pomeriggio?

«Un visibile narrare» – 02

Basti sapere che la scelta delle parole – ma anche delle espressioni, e nondimeno pure la scelta delle immagini che proponiamo – stabilisce lo stile delle nostre opere, e dunque anche la loro fruibilità e il loro posizionamento.

Dedicare attenzione ai registri linguistici, una parte fondamentale della forma, ci aiuta a dare forza al contenuto, senza costringerlo in un contenitore che non gli si addice.

È uscito oggi su Azione il secondo articolo che ho scritto sul tema Un visibile narrare. La versione integrale del testo – per chi desidera leggerlo ma non ha accesso al cartaceo – si trova online (non richiede iscrizioni perché è un settimanale d’approfondimento gratuito) a questo indirizzo!

Il primo articolo della serie si trova QUI!

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Didascalie o dialoghi

(pixabay.com)

Un visibile narrare…

Ci sono le immagini, e poi ci sono le didascalie. Una volta ho scritto una sceneggiatura, per un film. Fondamentale era aver presente che il linguaggio del cinema è anzitutto fotografico, parlano le immagini. Se c’è qualcosa di profondamente inutile è una didascalia che descriva il contenuto dell’immagine.

«Bambina che corre in un campo», di fianco alla foto della bimba che corre, è spazio sprecato, tempo perso. Così, traducendo da forma a forma, ho dato per scontato che i dialoghi, in un film, sono le didascalie di una serie di immagini, comprendendo che tutto devono fare, tranne che descrivere ciò che lo spettatore già vede o intuisce da sé.

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Se le narrazioni fossero edifici, le scene ne sarebbero i mattoni

Dal 9 aprile 2022. Se le narrazioni fossero edifici, le scene ne sarebbero i mattoni.

«Una qualsiasi narrazione (che sia un romanzo o un racconto) è costituita da una sequenza di scene connesse tra loro da legami di causa e di effetto. Le scene, insomma, sono i mattoni di quell’edificio che è la narrazione. Imparare a costruire bene una scena, e in particolare a costruire bene il dialogo – che è la più importante forma di interazione tra i personaggi – è quindi importante per costruire bene, alla fine, tutta la narrazione». (Giulio Mozzi)

Il corso «Scena / Dialogo / Personaggio», condotto da Giulio Mozzi con l’assistenza di Manuela Mazzi, consiste di cinque fine di settimana di lavoro (su piattaforma Zoom), per un totale di sessanta ore. Si ragionerà sull’identificazione degli scopi di una scena, sulla dinamica dei dialoghi, sul movimento dei personaggi, sull’importanza degli spazi e degli oggetti in scena, sui tempi e i ritmi dell’azione – e anche, conseguentemente, sul modo e la maniera di presentare, al loro apparire in scena, i personaggi.

Le iscrizioni sono aperte e ci sono ancora alcuni posti liberi.

Per maggior informazioni: La cura di una scena.

Terra e verità

«Un visibile narrare» – A

Un buon racconto è letterale come è letterale il disegno di un bambino


È uscito oggi su “Azione” un articoletto che ho scritto prendendo spunto dal libro Nel territorio del diavolo – Sul mistero di scrivere di Flannery O’Connor.
La versione integrale del testo – per chi desidera leggerlo ma non ha accesso al cartaceo – si trova online (non richiede iscrizioni perché è un settimanale d’approfondimento gratuito) a questo indirizzo.

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L’alba è «di tutti»

«Un visibile narrare» – 01

«…la fotografia reinventa la realtà
attraverso punti di vista, digressioni,
sfumature, metafore, come fa la scrittura,
non solo e non necessariamente romanzesca.»

È uscito oggi su Azione il primo articolo che ho scritto sul tema Un visibile narrare. La versione integrale del testo – per chi desidera leggerlo ma non ha accesso al cartaceo – si trova online (non richiede iscrizioni perché è un settimanale d’approfondimento gratuito) a questo indirizzo!


Nel frattempo sono state aperte le iscrizioni per il corso di scrittura primaverile che sarà condotto da Giulio Mozzi e si concentrerà sulla scena e in particolare sul dialogo.

«Un prodotto del mio agire»

«Lo stile non precede la scrittura, ma si forma in essa»

Articolo di Giulio Mozzi

Lo stile non viene prima della scrittura, ma dentro la scrittura

Quando scrissi il mio primo racconto, il 16 e 17 febbraio del 1991 — è passato un bel po’ di tempo —, non avevo nessuna idea di stile. Sapevo scrivere, sì, e sapevo anche in una certa misura controllare la mia scrittura: sette anni passati a lavorare in un ufficio stampa, di cui quasi quattro sotto la direzione di Guido Lorenzon — che stimavo, e tutt’ora stimo, moltissimo — non erano passati invano. Ma scrivere in un ufficio stampa, rispetto allo scrivere narrativa, è una cosa diversa; non aliena, ma diversa. Ero in un periodo in cui scrivevo molto: soprattutto mi scambiavo lettere con Laura Pugno, che avevo conosciuta il 30 aprile del 1988: era di dieci anni più giovane di me, ma aveva una consapevolezza di ciò che voleva alla quale io non sono mai arrivato, e una relazione col linguaggio già intensissima e per me, ora come allora, misteriosa. Avevo, negli anni, scritto molto: negli anni della scuola superiore riempivo quaderni e quaderni — non ricordo cosa scrivessi: sicuramente non storie, a quel che ricordo (perché sì, io sono quello che distrugge il proprio passato: quei quaderni non li ho più da molti anni) cercavo di imitare i libri che leggevo. La mia memoria è tutta un buco, e l’unica immagine che ho è questa: io che scrivo, con la mia grafia allora minutissima, su un’agenda telefonica dalla copertina gommata azzurra, cercando di riprodurre Proust. Avevo letto Du côté de chez Swann, in francese, restandone affascinato e non capendone in sostanza niente; ma cercavo di riprodurre quell’andatura delle frasi, quella scrittura eternamente sospesa, quell’andar dietro a sensazioni e particolari instancabilmente. Se mi fosse stato domandato perché facevo quel che facevo, non avrei saputo cosa rispondere.

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Questione di stile

Articolo di Giulio Mozzi

Le persone che muovono i primi passi nella scrittura si dividono in due grandi partiti: quelle che pensano che per fare buona letteratura sia necessario usare parole scelte, tenere un tono alto, distinguersi e allontanarsi dalla lingua comunemente parlata; e quelle che considerano astrusa e, in sostanza, ostile al lettore ogni scrittura che richieda un minimo di impegno e di applicazione (e, di tanto in tanto, il ricorso al vocabolario).

Ovviamente, entrambi questi pregiudizi sono ingenui e sbagliati. Ci sono scrittrici e scrittori che scrivono facile e scrittrici e scrittori che scrivono difficile, su questo (almeno in apparenza) non ci piove. Ma non sta scritto da nessuna parte che per fare vera letteratura sia necessario scrivere difficile, né sta scritto da nessuna parte che una scrittura semplice non possa dar luogo a vera letteratura.

Prendiamo un esempio da uno scrittore normalmente considerato «difficile», Carlo Emilio Gadda. Ecco le prime righe da «Quer pasticciaccio brutto de via Merulana»:

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La cura dello stile… OnLine

Il corso di scrittura letteraria con Giulio Mozzi, «La cura dello stile» (variante 2.0 del Corso base de «La cura di un racconto»), oltre a cambiare i contenuti rispetto ai precedenti laboratori, quest’anno si svolgerà eccezionalmente OnLine e non dal vivo. Ma non sono le uniche novità…

(Cliccando qui si scarica il  IL PROGRAMMA INTEGRALE)

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